I Danni Collaterali del Gioco d’Azzardo (2)

“il silenzio dei figli dei giocatori significa che non hanno bisogno di aiuto?”

Nel Seminario “I Danni Collaterali del Gioco d’Azzardo” che si è svolto a Varese nell’ambito delle iniziative per la Festa della Famiglia nella mattina del 20 maggio 2017 è stata data voce ad alcuni figli minorenni dei giocatori patologici, vittime silenziose spesso non viste, che non si permettono neppure di chiedere aiuto.

Questi figli possono essere italiani, stranieri, di 6 anni come di 17 anni, femmine oppure maschi, poco importa: dalla relazione presentata che ha raccolto diverse testimonianze, si evince che nella loro storia di figli appartenenti ad un nucleo familiare colpito dal problema del gioco d’azzardo, tutti attraversano delle fasi simili.

“pensavo fosse diventato stupido, per come si comportava”-  ci dice Jennifer

Durante la fase di gioco attivo del genitore giocatore, questi figli aspettano invano il rientro a casa del proprio genitore, aspettano invano che costui (o costei, se a giocare è la madre) si interessi di come procede la scuola, o altri impegni del figli; sperimentano sentimenti di confusione,  di tristezza e di paura (per l’incertezza delle possibili reazioni litigiose che si scatenano in famiglia). Non riconoscono più la loro mamma o il loro papà ; subiscono furti dal loro salvadanaio, rimangono con il frigorifero vuoto, e in alcune situazioni, più frequenti di quel che si può pensare, vengono ricoverati per denutrizione.

Al momento della scoperta e della esplicitazione della presenza del problema del gioco d’azzardo, questi figli, nel cercare di non essere di peso, non danno a vedere come si sentono: trattengono/nascondono la rabbia, la vergogna, l’impotenza di non sapere come essere di aiuto (“Io cosa ci posso fare”, mi disse Marco in seduta).

Non ne parlano con nessuno, a volte nemmeno con gli amici più fidati o altri membri della famiglia, come zii o nonni. E anche in casa “tutti lo sanno, ma nessuno ne parla. E’ imbarazzante.”.

Come conseguenza di questa situazione particolarmente stressante, sviluppano sintomi di malessere, quali insonnia e incubi, incapacità a concentrarsi a scuola, pensieri intrusivi (“dove sarà ora papà/mamma?, quando tornerò a casa, staranno litigando?”, si chiede Matteo); apprensione, irritabilità (“litigavo spesso con le mie amiche e il mio ragazzo, che non sapevano nulla e non capivano la mia irrequietezza”). La preoccupazione di questi figli diminuisce, ma non scompare del tutto neppure quando da parte dei genitori viene intrapreso un percorso di cura perché il timore che ci sia una ricaduta nel gioco d’azzardo è elevato e perché le tensioni e i problemi, non solo economici, persistono anche per un lungo periodo dalla cessazione dell’attività di gioco d’azzardo.

Questi ragazzi intervistati hanno infine chiesto che si parli con le famiglie dove c’è un problema di azzardo, che si pensino a dei percorsi di cura anche per loro, e soprattutto che venga tolto il gioco d’azzardo: “ma se l’azzardo non è un gioco, e fa male anche a papà, perché nessuno lo elimina?”, Laura, 6 anni).

Se in famiglia vivi questa situazione, chiama l’Associazione AND-Azzardo e Nuove Dipendenze per una consulenza specializzata allo sportello (339-3674668). Verrai accolto da operatori professionali, membri dell’Associazione AND-Azzardo e Nuove Dipendenze, esperti nel trattamento del disturbo da gioco d’azzardo, che potranno analizzare con te la tua specifica situazione e indirizzarti alle risorse più indicate nel tuo caso.

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